domenica 2 ottobre 2016

DISPERAZIONE E FALSO OTTIMISMO


"La negazione della disperazione crea una situazione di stress per l'organismo, che lentamente esaurisce le proprie riserve di energia. Ciò è chiaro quando riscontriamo che la negazione si concretizza in un programma di attività apparentemente sensate, avvolte da una facciata di ottimismo. Il falso ottimismo è una difesa contro la disperazione sottostante, ne impedisce lo sfogo in pianti e lamenti. Anche l'attività non porta ad alcun risultato, poichè è inconsciamente volta a negare la disperazione. Occorrono notevole energia e forza di volontà per far sì che il corpo continui a muoversi e a funzionare a dispetto del profondo desiderio di lasciarsi andare. Quando alla fine prevale l'esaurimento, l'organismo si rassegna alla morte e lentamente abbandona la vita: si tratta di un processo inconscio, mentre a livello conscio viene fatto ogni sforzo per mantenere la facciata dell'ottimismo e tirare avanti."



Queste parole di Lowen sono molte profonde. In un periodo storico in cui l'apparire ha spesso sostituito l'essere, ci troviamo per forza di cose di fronte a corpi congelati dalla rigidità tesa a mantenere una facciata di falso ottimismo. Assistiamo alla fuga dal dolore grazie alla sua negazione. Nel volume "IL RITMO DEL CORPO" ho centrato volutamente l'attenzione sulle tensioni e le rigidità del corpo per avviare un processo di consapevolezza volto a trasformarle. Come Lowen puntualizza, ci vogliono tantissima energia e forza di volontà per muoversi inconsapevolmente: la stessa energia e forza di volontà sono richieste per sciogliere le contratture fisiche consapevolmente. 
Immaginate di aver costruito una grande barriera di ghiaccio che vi tuteli dall'esterno, ma allo stesso tempo vi allontani dalle percezioni interiori da cui volete difendervi, e di aver incollato a questa muraglia di ghiaccio una bella immagine sorridente e dinamica che vi rappresenti. Questa barriera ha il potere di rendere il corpo un blocco di ghiaccio con un bel sorriso artificiale stampato in viso. In questa situazione non si vive, ma si sopravvive. Si respira a stento (i polmoni non possono espandersi perchè rinchiusi in una gabbia), si resiste alle situazioni, si annullano i sentimenti e le emozioni. La spontaneità del corpo scompare ed è sostituita da tanti emoticon (le faccine tanto usate nel web) che la mente sceglie oculatamente a seconda della situazione. E' la via più facile, o almeno sembra, per convincerci che siamo forti e indipendenti. Come spiega magnificamente Lowen, si tratta sì di  un  percorso in discesa, ma verso l'annullamento di noi stessi.
Lavorare con consapevolezza sul corpo richiede tantissimo impegno, energia e forza di volontà, ma  l'esperienza mi ha mostrato quanto sia importante ascoltarsi, conoscersi, accettarsi per stare bene. Il corpo è in questo senso un alleato prezioso, in grado di accompagnarci con chiarezza e trasparenza  verso il centro di noi stessi.

2 commenti:

  1. Ciao Donatella, uno degli aspetti che forse sfugge ma è necessario è la capacità di concentrazione su di un punto. Mancando questo, infatti, nel momento in cui il corpo chiama per essere ascoltato, se non vi è questa capacità, la mente, dopo poco o pochisimo già si sposta da un altra parte.... :-)

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    1. E' così. Nel libro infatti ribadisco più volte l'importanza di imparare a restare focalizzati sulla parte, i piedi ad esempio. ;-)

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